Visualizzazione post con etichetta riscaldamento. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta riscaldamento. Mostra tutti i post

venerdì 15 maggio 2015

Adesso i geometri possono progettare impianti di riscaldamento.




Come era logico che fosse, i geometri sono competenti in materia di progettazione impianti di riscaldamento di edifici di modesta entità. Quindi anche i geometri possono dire la loro riguardo all'impiantistica, a meno che non si ricada in impianti assimilabili a impianti industriali e quindi di medio-grandi dimensioni.

A dichiararlo è stata una sentenza del Consiglio di Stato ripresa e commentata dal Consiglio Nazionale dei Geometri e dei Geometri Laureati (CNGeGL).

Tutto è partito quando il Collegio dei Geometri della Provincia di Genova ha appellato la sentenza del TAR della Liguria n. 166/2006, che ha dichiarato in parte infondato e in parte inammissibile il ricorso per l'annullamento della nota 28 gennaio 2002, n. 4146, con cui il dirigente del Comune di Genova ha disposto la non conformità della relazione tecnica presentata da un geometra nell'ambito di una domanda in sanatoria di opere edilizie riguardante la verifica di un impianto di riscaldamento installato in un'abitazione.

L'atto era stato emesso in quanto la perizia non era stata firmata da un professionista (ingegnere o perito industriale) abilitato alla redazione di progetti impiantistici, come richiesto, in base all’interpretazione sostenuta dal Comune, dall’art. 6, comma 1, della legge n. 46/1990 e dall’art. 4 del DPR n. 477/1991.

Il Consiglio di Stato invece ha stabilito che, per quanto riguarda i geometri, le loro competenze in materia “derivano da una competenza più generale alla progettazione di edifici di modesta entità e vanno quindi esaminate le disposizioni che abilitano il geometra ad operare nella progettazione, nella direzione e nella vigilanza di modeste costruzioni civili”.

Il nocciolo della questione sta nel fatto che l'impianto di riscaldamento viene visto come parte integrante della costruzione e che quindi il geometra è sicuramente abilitato alla progettazione.

Quindi il Consiglio di Stato dichiara: “Si deve pertanto concludere che, per un principio di simmetria, il geometra, così come può svolgere attività di progettazione, di direzione lavori e di vigilanza con riferimento a ‘modeste costruzioni civili’, può anche presentare domande riguardanti la verifica di impianti di riscaldamento nelle medesime costruzioni”.

FONTI:


martedì 12 maggio 2015

Scatta il conto alla rovescia per la contabilizzazione del calore nei condomini.




Il Decreto Legislativo 102/2014 obbliga, entro la fine del 2016, a installare negli appartamenti serviti da una caldaia centralizzata ripartitori di calore su ogni singolo calorifero. Così su due piedi penso che tale imposizione sia un'ottima idea per contribuire al risparmio energetico ma, dal punto di vista pratico, non sarà di facile attuazione. L'obbiettivo del legislatore è quello di far pagare alle singole utenze i consumi effettivi evitando in questo modo gli sprechi.

Il termine ultimo per l'adeguamento è il 31 dicembre 2016 e penso che i vari amministratori di condominio non abbiano così tanto tempo a disposizione. Infatti, essendo necessario svuotare l'impianto e smontare i caloriferi, i lavori vanno fatti nei mesi in cui le caldaie sono spente e quindi si hanno a disposizione solo due estati. Chi non decide di effettuare i lavori quest'anno ha comunque a disposizione tutta l'estate del 2016.

Il Decreto Legislativo 102/2014, che recepisce la direttiva 2012/27/UE in materia di efficienza energetica, impone di effettuare una contabilizzazione individuale del calore in tutti gli edifici con più appartamenti serviti da un'unica caldaia. Ovviamente a partire dal 2017 scatterà l'obbligo per milioni di appartamenti con multe salate per i trasgressori.

Le strade da seguire possono essere due:
  1. cambio della caldaia con una a condensazione. Soluzione non proprio economica ma secondo me migliore. Come si suol dire "via il dente via il dolore" per i prossimi 15 anni nessuno dovrà più pensare alla caldaia.
  2. affidarsi alla contabilizzazione indiretta. Bisogna installare un dispositivo elettronico su ogni termosifone, un ripartitore di calore in grado di misurare, attraverso due sensori, sia la temperatura della superficie del calorifero che quella dell’aria nel locale. Questi valori permetteranno di calcolare l’energia termica complessivamente immessa da quel radiatore nella stanza; sommando i valori di tutti gli elementi presenti nei vari locali, si otterrà l’energia utilizzata dall’intero appartamento. Inoltre, con le valvole termostatiche si potrà controllare il calore di ciascun ambiente; ogni valvola regolerà il flusso d’acqua calda nel relativo termosifone, facendo così variare la temperatura media del radiatore e il conseguente consumo.
La seconda opzione implica ovviamente che qualcuno vada a leggere i consumi e faccia i relativi conti ed è, secondo il mio modestissimo parere, molto complicata e poco funzionale ma, ovviamente, sarà la più utilizzata. In Italia, la maggior parte degli edifici presenti è stata costruita prima degli anni 80 ed è ben lontana dagli standard qualitativi di risparmio energetico attuali. Probabilmente, un buon 90% del totale si affiderà a questo tipo di contabilizzazione indiretta.

giovedì 23 aprile 2015

Le pompe di calore: tecnologia conveniente o da evitare?



Negli ultimi anni si è creato un gran clamore attorno all'adozione delle pompe di calore per il riscaldamento residenziale, ma sono convenienti?

A dire la verità non provo molta simpatia per questo tipo di tecnologia che "produce calore a partire da una sorgente fredda", in quanto l'esperienza mi insegna che, spontaneamente, il calore è un flusso di energia che va da una temperatura maggiore a una temperatura minore. Nel caso della pompa di calore ciò è possibile grazie all'apporto di lavoro esterno cioè, nella maggior parte delle macchine in commercio, grazie all'apporto di energia elettrica. Le pompe di calore possono essere viste quindi, in un certo senso, come delle "caldaie elettriche".

Esistono diversi tipi di macchine: aria-aria (il classico climatizzatore per intenderci), aria-acqua e acqua-acqua (utilizzate per lo più in ambito geotermico). Le prime sono le più economiche e semplici da installare; le aria-acqua e le acqua-acqua costano di più perché vanno integrate con l'impianto di riscaldamento, con un boiler per l'acqua calda sanitaria e, per quanto riguarda l'ultima tipologia, con un pozzo. Le aria-aria vanno da 250-300 euro a kW, fino a 700-800 nelle installazioni più problematiche. Le aria-acqua da 300 a 900, mentre le geotermiche vanno da 800 a 1600-1700 euro a kW (fonte: www.qualenergia.it).

Prima di pensare all'adozione di una pompa di calore bisogna tenere in considerazione:
  1. il luogo di installazione. Una pompa di calore installata a Rimini sarà sicuramente più performante di una installata a Brescia. La fascia climatica conta tantissimo perché la temperatura può influenzare le prestazioni.
  2. la tipologia di edificio. Un edificio in classe energetica A con riscaldamento a pavimento e sicuramente più indicato di un edificio in classe G con riscaldamento a termosifoni.
  3. l'utilizzo. Una pompa di calore è meglio utilizzarla anche per il raffrescamento oltre che per il riscaldamento.
Inoltre, se si intende accoppiare la macchina con un impianto solare fotovoltaico, bisogna tener conto che la produzione elettrica avviene durante il giorno e che quindi, se la casa non viene abitata nelle ore diurne, bisogna prendere in considerazione l'adozione di un qualche accumulo elettrico (batterie) o termico (puffer di acqua tecnica).

In conclusione, a mio modo di vedere, le pompe di calore possono essere molto convenienti solamente se installate con gli opportuni accorgimenti tecnici.