Ne avevo già parlato in un post qui, adesso la legge sui delitti ambientali è entrata in vigore. Il 22 maggio il Presidente della Repubblica ha firmato il provvedimento che è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 28 maggio:
Adesso si potrà fare riferimento alla 122/2015. Un'arma in più contro gli ecoreati, sperando che questa possa servire a evitare ulteriori sfregi al patrimonio ambientale.
Quando, inevitabilmente, si cadeva sul discorso studio e lavoro in Italia, mi piaceva riportare scherzosamente una battuta di Checco Zalone dal film "Che bella giornata":
Checco Zalone: "Un giorno capirai tante cose di questo paese. Qui si sta bene Farah! Tu studi vero?"
Farah:"Si."
Checco Zalone: "Non serve a un cazzo qui!!!"
Oggi però ho ritrovato, sepolto in mezzo a un sacco di opuscoli rimediati in fiera, un ritaglio di giornale che la mia ragazza mi aveva portato da leggere e che io non avevo mai letto. Vorrei riportarlo integralmente qui perché mi ha fatto riflettere molto.
La voce dei maestri
Moni Ovadia, autore teatrale e musicista, ci parla del rapporto con lo studio rivolgendo un augurio alle matricole che iniziano i loro studi a Padova e a quanti hanno fatto dello studio un impegno di vita.
Vi accingete ad entrare in uno di quelli che io considero fra i momenti più fertili della vita: lo studio universitario. Un po' vi invidio, per molteplici ragioni, perché non ho vissuto quel periodo come avrei voluto, anche se è stato un periodo frenetico e molto divertente della mia esistenza. Perché dico che è uno dei momenti più fertili? Perché lo studio e la capacità di studiare, imparare a studiare, stabilire una relazione non agita ma propria con lo studio, sono grandi privilegi della vita. Vengo da una cultura, quella ebraica, che ha nello studio forse il suo momento più intenso. Il paradiso ebraico - di cui peraltro si parla pochissimo - è immaginato come un luogo in cui si studia. Si studia la Torah naturalmente, si studia non solo per imparare e ricevere informazioni ma anche per costruire il proprio profilo, la propria personalità. Il nostro Talmud dice che "il mondo riposa sull'alito dei bambini che studiano"; lo studio è ritenuto tanto importante da reggere l'universo, da permettergli di appoggiarsi, di non doversi autosostenere perché c'è qualcosa che lo sostiene: l'alito di chi studia, in particolare dei bimbi piccini, perché sono il futuro. Ora voi siete un po' più grandi e dovete scegliere come orientare il vostro studio; dare consigli è una cosa disdicevole, anzi un po' sconcia, tuttavia mi permetterò di fare almeno una riflessione. È bene che il rapporto con lo studio sia scelto non solo con le logiche professionali, dei maggiori vantaggi pratici e tecnici: io ritengo che lo studio debba partire dal cuore, dall'anima, da una visione più alta e più profonda della vita. Non si tratta solo di studiare per un breve periodo ma di costruire la capacità critica, di rapportarsi al mondo e agli altri. L'apprendimento tecnico può avvenire in corso d'opera ma non così per la capacità di pensare, la capacità di guardare nelle parole, di guardare nei fatti, la capacità di continuare a studiare.
Una delle cose più tristi infatti è considerare l'università un periodo chiuso e pensare: "va bene, ho studiato in quell'epoca: è stato più o meno divertente, più o meno faticoso, più o meno frustrante ma è finita. Basta, adesso mi occupo di altro". Sarebbe davvero un grandissimo peccato, uno scialo nella vita. Nel Talmud, che è un libro critico dialettico, fatto di migliaia di discussioni di grandi maestri, discussioni non chiuse, che si possono riaprire, non c'è la pagina uno. Il Talmud comincia dalla pagina due. I nostri maestri ci dicono: questo è perché tu sappia che quando hai chiuso l'ultima pagina non hai ancora aperto la prima ... e il Talmud è composto da quarantacinque poderosi volumi. Che cosa significa questo? Che lo studio non è mai concluso, che studiare è una gioia, che studiando si rinnova la capacità di costruirsi: è il rapporto con se stessi che migliora. Anche in momenti difficili, anche quando le finanze scarseggiano, la capacità di studiare è una ricchezza che non ha bisogno di finanziamenti. È una risorsa interiore, è una risorsa della persona che lo accompagna per tutta la vita, nei momenti buoni come nei momenti difficili; è la capacità di stabilire attraverso lo studio un percorso interiore: il più importante, il vero viaggio della vita. È un patrimonio inestimabile.
Mi auguro che voi abbiate grande successo in ciò che volete fare ma che accanto a quel successo, attraverso lo studio, sappiate costruire una prospettiva che non è dettata né dalle contingenze sociali, economiche o professionali, né dall'esterno, né dalle aspettative della vostra famiglia o da altro, ma che è dettata dal vostro desiderio di vivere una vita consapevole, cosciente, alta. Una vita che si rimetta sempre in questione per conquistare altre prospettive o per rendere più luminosi gli orizzonti che già avete conquistato. Spero magari di potermi confrontare con qualcuno di voi fra qualche anno, per capire come ha vissuto lo studio, quali sono stati i risultati delle sue scelte; ogni incontro, ogni confronto con chi studia è fonte di apprendimento, anche per i più sapienti fra gli uomini. Naturalmente se volete accedere ad una relazione alta cercate buoni maestri ci sono anche oggi, più celati forse o talora molto celati, ma è una buona cosa cercarli, affinando l'ascolto per individuarne la voce. Incontrare o maestri significa poterlo diventare per altri, ed è importante perché in questo mondo molto svilito, che vive una sorta di costante ipertrofica del presente (il finalismo del guadagno, del consumo, della produzione), noi non pensiamo più al futuro. Invece la costruzione del futuro è un nostro dovere e anche un nostro privilegio. Perché è questo che ci garantisce l'immortalità: iscriverci nel cammino delle generazioni future e sapere che una minima, pur piccola parte di noi continuerà a camminare dopo di noi. Lo studio è lo strumento principale per entrare in questa prospettiva. Naturalmente lo studio deve essere sempre commisurato a una relazione etica con la vita, perché la vita non sia spreco, perché la vita sia impegno, perché la vita abbia senso: una vita insensata a mio parere è una vita sprecata e questo è e sarebbe molto doloroso.
Per tutti i vostri studi in bocca al lupo! Non fatevi angosciare, tanto non serve, vivete lo studio come una chance e non come una condanna, perché se dovete studiare, tanto vale farlo con entusiasmo. Ogni felicità.
Prendiamo in considerazione il caso di una parete con un'intercapedine. Nel caso in cui vi sia la presenza di un materiale riflettente, dato che le superfici hanno circa la stessa temperatura (ovviamente in ordine di grandezza e non in valore assoluto), si può affermare che il rivestimento riflettente ha un effetto sia basso emissivo che basso assorbente. Questo significa che, considerando il sistema di rivestimento nel suo complesso, grazie al materiale isolante si ha un basso assorbimento di calore ma si ha anche una riflessione del calore scambiato per irraggiamento grazie alla presenza del materiale riflettente.
Quando parliamo di sistemi isolati riflettenti ci riferiamo a materiali con un ridotto valore di emissività che posizionati all'interno hanno di conseguenza anche un basso valore di assorbimento quindi alta riflettanza nel campo dell'infrarosso.
Per i materiali isolanti riflettenti abbinati ad un'intercapedine d'aria, la resistenza termica è valutata con riferimento agli scambi convettivi e di radiazione che si instaurano nell'intercapedine stessa. Infatti, quando un corpo viene scaldato, nel nostro caso sarà la radiazione solare a riscaldare le pareti esterne, emette una quantità di calore che verrà trasferita per irraggiamento pari a:
Si può notare come la quantità di calore dipenda linearmente dalla quarta potenza della temperatura quindi, è un effetto che non trascurabile.
La caratteristica "isolante" in questo caso è definita dall'emissività ε [-] del materiale riflettente, ovvero dalla sua propensione ad emetter energia per irraggiamento verso l'altra faccia dell'intercapedine. Questo significa che, se in un'intercapedine normale lo scambio termico dipende sia dai fenomeni convettivi dell'aria che dall'irraggiamento delle due superfici affacciate, in un'intercapedine con un rivestimento basso emissivo (dato dal materiale riflettente) la quota parte di trasmissione per irraggiamento è ridotta ai minimi termini. Per esempio l'alluminio lucido ha un coefficiente di emissività ε = 0.03.
Questo tipo di sistema riflettente è molto utile nei periodi estivi ma bisogna stare attenti al calcolo della trasmittanza in quanto, alcuni produttori di rivestimenti descrivono la riflessione solare il termini di resistenza termica o di conduttività termica equivalente. La ragione per la quale di ottengono valori estremamente bassi di conduttività termica è che la riduzione di flusso termico verso l'interno viene descritto, in termini di resistenza termica equivalente, che poi viene trasformata in conduttività termica equivalente. Ciò vale per l'appunto solo in estate, perché in inverno la riflessione solare porta a una riduzione dell'apporto gratuito di energia e quindi a un incremento di flusso termico verso l'esterno. Quindi in inverno la resistenza termica equivalente è negativa, cioè di dovrebbe scrivere:
Ne deriva che in inverno ci sarebbe un aumento di trasmittanza termica U, anziché una diminuzione. Ciò dimostra che NON SI PUÒ descrivere la riflessione in termini di resistenza termica, poiché, per definizione, un aumento di questo parametro riduce il flusso termico in entrambe le direzioni, mentre la riflessione solare riduce solo il flusso termico entrante nell'ambiente in estate.
ENEA ha pubblicato una guida specifica volta all'ottenimento delle agevolazioni di riqualificazione energetica per le schermature solari che, sono solo una delle novità introdotte con la Legge di Stabilità 2015. Con questa pubblicazione, ENEA ha voluto delineare il parere tecnico dell'Agenzia riguardo a questo tipo di interventi agevolati di riqualificazione energetica.
Nello specifico ENEA sottolinea come questo tipo di schermature debbano essere collocate in modo da impedire l'ingresso della radiazione solare attraverso le superfici vetrate. Quindi, esistendo innumerevoli possibilità di applicazione, è possibile installare i dispositivi all'interno, all'esterno o integrati. Ovviamente, per questo tipo di schermature, l'utente deve avere la possibilità di regolazione a seconda delle condizioni meteorologiche e della stagione. Tali dispositivi devono inoltre avere una funzionalità tecnica cioè, devono servire al comfort interno dell'abitazione e non possono pertanto essere montate e smontate a piacimento. Ovviamente il dispositivo installato dovrà essere a marchio CE.
Per quanto riguarda le tende esterne quindi, per i dispositivi non in combinazione con una superficie vetrata, vengono escluse dall'incentivazione quelle collocate a nord. Mentre le schermature oscuranti come persiane, veneziane e tapparelle vengono invece prese in considerazione con qualsiasi tipo di orientamento.
In pratica per una spesa complessiva per unità immobiliare di 92.300 euro si avrà diritto a una detrazione (da suddividere in 10 rate annuali di pari importo) di 60mila euro.
Ovviamente la detrazione vale per i lavori eseguiti nell'arco del 2015 e, a partire dal 2016 salvo proroghe, l'aliquota scenderà al 36%.
Per la presentazione delle domande è possibile rivolgersi a un tecnico qualificato (sono quindi a disposizione per eventuali chiarimenti) o collegarsi direttamente con il portale ENEA "finanziaria 2015". È necessario inviare la documentazione entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori.
Come era logico che fosse, i geometri sono competenti in materia di progettazione impianti di riscaldamento di edifici di modesta entità. Quindi anche i geometri possono dire la loro riguardo all'impiantistica, a meno che non si ricada in impianti assimilabili a impianti industriali e quindi di medio-grandi dimensioni.
A dichiararlo è stata una sentenza del Consiglio di Stato ripresa e commentata dal Consiglio Nazionale dei Geometri e dei Geometri Laureati (CNGeGL).
Tutto è partito quando il Collegio dei Geometri della Provincia di Genova ha appellato la sentenza del TAR della Liguria n. 166/2006, che ha dichiarato in parte infondato e in parte inammissibile il ricorso per l'annullamento della nota 28 gennaio 2002, n. 4146, con cui il dirigente del Comune di Genova ha disposto la non conformità della relazione tecnica presentata da un geometra nell'ambito di una domanda in sanatoria di opere edilizie riguardante la verifica di un impianto di riscaldamento installato in un'abitazione.
L'atto era stato emesso in quanto la perizia non era stata firmata da un professionista (ingegnere o perito industriale) abilitato alla redazione di progetti impiantistici, come richiesto, in base all’interpretazione sostenuta dal Comune, dall’art. 6, comma 1, della legge n. 46/1990 e dall’art. 4 del DPR n. 477/1991.
Il Consiglio di Stato invece ha stabilito che, per quanto riguarda i geometri, le loro competenze in materia “derivano da una competenza più generale alla progettazione di edifici di modesta entità e vanno quindi esaminate le disposizioni che abilitano il geometra ad operare nella progettazione, nella direzione e nella vigilanza di modeste costruzioni civili”.
Il nocciolo della questione sta nel fatto che l'impianto di riscaldamento viene visto come parte integrante della costruzione e che quindi il geometra è sicuramente abilitato alla progettazione.
Quindi il Consiglio di Stato dichiara: “Si deve pertanto concludere che, per un principio di simmetria, il geometra, così come può svolgere attività di progettazione, di direzione lavori e di vigilanza con riferimento a ‘modeste costruzioni civili’, può anche presentare domande riguardanti la verifica di impianti di riscaldamento nelle medesime costruzioni”.
Il Decreto Legislativo 102/2014 obbliga, entro la fine del 2016, a installare negli appartamenti serviti da una caldaia centralizzata ripartitori di calore su ogni singolo calorifero. Così su due piedi penso che tale imposizione sia un'ottima idea per contribuire al risparmio energetico ma, dal punto di vista pratico, non sarà di facile attuazione. L'obbiettivo del legislatore è quello di far pagare alle singole utenze i consumi effettivi evitando in questo modo gli sprechi.
Il termine ultimo per l'adeguamento è il 31 dicembre 2016 e penso che i vari amministratori di condominio non abbiano così tanto tempo a disposizione. Infatti, essendo necessario svuotare l'impianto e smontare i caloriferi, i lavori vanno fatti nei mesi in cui le caldaie sono spente e quindi si hanno a disposizione solo due estati. Chi non decide di effettuare i lavori quest'anno ha comunque a disposizione tutta l'estate del 2016.
Il Decreto Legislativo 102/2014, che recepisce la direttiva 2012/27/UE in materia di efficienza energetica, impone di effettuare una contabilizzazione individuale del calore in tutti gli edifici con più appartamenti serviti da un'unica caldaia. Ovviamente a partire dal 2017 scatterà l'obbligo per milioni di appartamenti con multe salate per i trasgressori.
Le strade da seguire possono essere due:
cambio della caldaia con una a condensazione. Soluzione non proprio economica ma secondo me migliore. Come si suol dire "via il dente via il dolore" per i prossimi 15 anni nessuno dovrà più pensare alla caldaia.
affidarsi alla contabilizzazione indiretta. Bisogna installare un dispositivo elettronico su ogni termosifone, un ripartitore di calore in grado di misurare, attraverso due sensori, sia la temperatura della superficie del calorifero che quella dell’aria nel locale. Questi valori permetteranno di calcolare l’energia termica complessivamente immessa da quel radiatore nella stanza; sommando i valori di tutti gli elementi presenti nei vari locali, si otterrà l’energia utilizzata dall’intero appartamento. Inoltre, con le valvole termostatiche si potrà controllare il calore di ciascun ambiente; ogni valvola regolerà il flusso d’acqua calda nel relativo termosifone, facendo così variare la temperatura media del radiatore e il conseguente consumo.
La seconda opzione implica ovviamente che qualcuno vada a leggere i consumi e faccia i relativi conti ed è, secondo il mio modestissimo parere, molto complicata e poco funzionale ma, ovviamente, sarà la più utilizzata. In Italia, la maggior parte degli edifici presenti è stata costruita prima degli anni 80 ed è ben lontana dagli standard qualitativi di risparmio energetico attuali. Probabilmente, un buon 90% del totale si affiderà a questo tipo di contabilizzazione indiretta.
Credo che il risultato sia straordinario e non potrebbe essere altrimenti visto che siamo
'O paese d' 'o sole
Secondo il Photovoltaic Power System Programme dell'agenzia internazionale dell'Energia (IEA PVPS) l'Italia è il Paese con il più alto contributo al mondo di fotovoltaico nella domanda elettrica. Con il 7,9% precediamo la Grecia (7,6%) e la Germania (7%). La fortuna dell'Italia, diversamente dalla Germania, sta nella proprio posizione geografica. I tedeschi hanno dovuto investire molte risorse per arrivare a ottenere questo risultato. Basterebbe così poco per migliorare ancora perché il fotovoltaico in Italia è facilmente sfruttabile e dovrebbe restare un asset strategico nelle politiche energetiche del Governo.